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SULLA STRADA

Siamo partiti in direzione Bosnia,

precisamente in direzione Srebrenica e poi Osmace, per poter dare un nostro contributo alla causa di Agronomi senza Frontiere. Ci hanno introdotto con la popolazione che ha iniziato a riabitare l’area dopo la guerra. Ci hanno presentato i loro progetti e fatto vedere quello in cui credevano.

Noi credevamo di dare una mano alla loro causa, credevamo di visitare il posto e poi aderire a qualche progetto mettendoci un po’ del nostro. Per come la vedo io, ci abbiamo lasciato molto di noi là.

Il progetto originale che avevamo scritto era un contributo all’individuazione di percorsi da effettuare a piedi o in bici nei dintorni dell’area di Srebrenica. Dovevano essere percorsi storico-culturali che aiutassero anche lo sviluppo rurale e turistico: ad esempio avevamo pensato di progettare un’alta via che toccasse i paesi più poveri e fuori mano ma immersi nella natura, paesi che potessero essere inseriti in una sorta di circuito di luoghi dove poter dormire e rifocillarsi (come gli Europeissimi ostelli).

Il secondo sviluppo del progetto è stato scrivere una sorta di seconda puntata: “la riscoperta delle cavità utilizzate nel periodo di guerra nell’area di Srebrenica”. In cui ci siamo messi a cercare e catalogare tutte le cavità, gli scavernamenti ed i rifugi che i combattenti ed i rigugiati Bosniaci utilizzavano durante il periodo di guerra per vivere. Diciamo che questo capitolo della storia ha ancora un po’ di sviluppo futuro.

Beh, che dire. Abbiamo fatto molto, molto di più.

Siamo andati sulla strada. Sulla loro strada. Abbiamo percorso i loro passi e valicato le loro montagne. Vivendo il posto ci siamo resi conto che girare la Bosnia “all’Europea” non è possibile. Non ha nemmeno senso. Ci sono luoghi in cui puoi fare il turista, ed altri in cui puoi solo abbandonarti e lasciarti cullare dal luogo e dall’essere lì. Questa parte di Bosnia è uno di quest’ultimi.

Ci sono pericoli che sono difficili da valutare e non si può pensare a tutto: dagli orsi, i lupi, le 20 specie di vipere mortali e velenosissime. Ci sono cose che sfiorano l’esoterismo: come il pastore che cura le capre morse da serpenti conficcando nella carne spine di pero selvatico. E queste sopravvivono pure.

Ci sono cose che ti fanno drizzare i peli sulle braccia: come sentirsi raccontare le storie di guerra, di come sono sopravvissuti ai soprusi degli occupanti di casa loro, di come hanno dovuto spaccarsi la faccia contro un muro per il divertimento dei loro aguzzini e te lo dicono ridendo, perché sono vivi. E quando gli chiedi come fanno a parlarne così, loro ti rispondono: “Ehy, te lo sto raccontando!” e questo dice tutto. Ed è solo “livida scorza, pazza dignità”.

Camminare in cresta sulla Drina, percorrendo la Via della Libertà. Nuotando nella Drina come facevano per fuggire ai nemici, per arrivare fino a Luka e raggiungere i paesi liberati. Fumare tutto quel tabacco, mangiare formaggio e bere Rakja come fosse acqua. Vedere come si cucina sulla stufa economica. Come le donne sono le regine della casa e come l’uomo sia l’uomo fiero delle sue bestie e del suo orto. Ma un uomo in casa senza la sua donna è solo uomo a metà.

Questa guida non è una guida. Questa guida è l’insieme dei suggerimenti che diamo a voi viandanti, suggerimenti frutto della nostra esperienza, per vivere la magia della Bosnia.

 

Marta, Giulio, Bruno, Susi, Andrea ed Emma.